Una storia che si apre ad una rinascita. È quella di Giorgia Benusiglio. Nel 1999 per una mezza pasticca di ecstasy rischiava di morire. Un trapianto di fegato a Niguarda, mai tentato prima in Italia per casi analoghi, riesce a salvarle la vita. Da dieci anni ormai è impegnata in un tour senza sosta per incontrare gli studenti di tutta Italia, per metterli in guardia dai rischi della droga. Autrice del libro ‚Se vuoi trasgredire, non farti‚, la sua vicenda è raccontata nel docufilm ‚Giorgia Vive‚ del regista Ambrogio Crespi, premiato di recente al festival di Taormina 2016.

LA STORIA DI GIORGIA:

Dobbiamo andare indietro al 1999, Quando la tua vita cambia…

Una serata in discoteca con gli amici, abbiamo deciso di prendere questa mezza pastiglia di ecstasy, che nel giro di una settimana mi ha distrutto il fegato. L'unico modo per salvarmi era un trapianto in tempi rapidissimi. Ed è così che a Niguarda l'èquipe del dottor Luciano De Carlis e Andrea De Gasperi decidono di optare per questa soluzione, una strada che non era mai stata tentata in Italia per un'epatite fulminante da ecstasy. C'erano stati solo due casi negli Stati Uniti.

giorgia benusiglio giornale di niguardaQuanto è durato l’intervento e quanto sei stata In ospedale?

17 ore, a cui ha fatto seguito un altro intervento di 5 ore per una complicanza. Poi c'è stato il periodo in terapia intensiva, è stato durissimo: un mese e mezzo trascorso faccia a faccia con il dolore a combattere tra la vita e la morte. Dopo che mi sono ristabilita, c'è stato un altro mese di degenza in reparto. Poi sono tornata a casa, ma un trapianto non si esaurisce con l'operazione, dura tutta la vita. La salva, cambiandola inevitabilmente. Oggi, infatti, proseguo coi controlli e le terapie.

Questo è quello che fai presente ai tanti studenti che incontri ogni anno?

Da settembre a oggi ho portato la mia testimonianza ad oltre 85.000 persone. Non solo incontri nelle scuole, ho preso parte ad eventi organizzati anche in comunità di recupero e in discoteche. Quello che cerco di portare è la mia vicenda, senza fare la morale, senza giudizi o imposizioni. Così come avevo promesso a mio padre. È stato lui ad iniziare questo tour d'incontri, già nei mesi successivi al mio trapianto. Io ho deciso di spendermi in prima persona a tempo pieno da circa 10 anni.

Cosa ti chiedono i ragazzi di oggi, li trovi cambiati?

È allarmante che l'età del consumo si sia abbassata, ma il vero nemico è l'aspetto dell'apparente controllo che credono di avere sulle droghe come l'ecstasy: mi faccio nel ne settimana e basta, non è una dipendenza. È su questa mentalità che bisogna intervenire. Nella mia situazione poi cerco di sensibilizzarli anche sul tema della donazione e del trapianto. Non è mai troppo presto per decidere, pensateci.

FONTE: IL GIORNALE DI NIGUARDA