Ve lo avevo promesso 😉♥️

Ciao Giorgia,
in classe entra il mio professore con un libro in mano: “Vuoi trasgredire? Non farti!”
Il libro c’entrava con il nostro percorso di studi sull’emozione, inoltre il prof ci aveva annunciato che l’autrice del libro sarebbe venuta da noi a raccontare a voce la sua storia permettendoci di farle delle domande e così, seguendo il suo ragionamento, avremmo preso due piccioni con una fava. INIZIALMENTE NESSUNO ERA INTERESSATO, NESSUNO SAPEVA COSA CI FOSSE SCRITTO NEL LIBRO E NESSUNO AVEVA INTENZIONE DI ASCOLTARE IL PROFESSORE O UNO DI NOI MENTRE LO LEGGEVA.
Nonostante ciò eravamo contenti, avremmo saltato delle ore scolastiche per ascoltare questa tipa raccontarci la sua storia e avremmo avuto delle ore per dormire in classe, mentre un nostro compagno doveva sacrificarsi per leggere il libro ad alta voce.
Nessun volontario; il prof pesca un biglietto con il numerino: 17. Lei è la prescelta. Si alza, tutti gli altri con la testa sul banco, legge la descrizione: “La toccante testimonianza di una ragazza che ha rischiato di perdere la vita per mezza pasticca di ecstasy […] Giorgia contrae l’epatite, rischia di morire ed è costretta ad un trapianto di fegato.”
ALZIAMO LE NOSTRE TESTE ALL’UNISONO DI QUELLE PAROLE. Scioccati. Finiamo di leggere il libro in due moduli. Scioccati. ARRIVA IL GIORNO DELL’INCONTRO. SCIOCCATI. Giorgia entra con la maestria di un unicorno alato. Gli unicorni non esistono né in cielo né in terra, ma lei sì che esisteva. Non era lì per miracolo, era lì grazie alla sua forza… ma c’era una domanda che tormentava il mio povero cervello da ore “Come ha fatto una ragazza di 17 anni a resistere? Dove ha trovato tutta quella forza? Come ha fatto? Era forse grazie al cioccolatino Kinder? A me neanche piace il cioccolato… sarei riuscita a sopportare tutto quel dolore?”

Inizi così raccontando la tua storia, ormai le cose che ci stavi dicendo le conoscevamo già, ma il modo in cui pronunciavi quelle parole, il modo in cui ci mettevi tutta te stessa, il modo in cui ci hai trasmesso le tue emozioni era unico. Io non piango mai. Dai, okay, diciamoci la verità… piango, ma lo faccio quando sono da sola e non di certo davanti alla mia famiglia o ai miei amici. Quando andiamo a vedere al cinema i film strappalacrime loro piangono sempre, io no. Ma semplicemente perché non mi fanno piangere. Ma questa volta era diverso, non era un film, era un video ad avermi fatto piangere. A strapparmi una lacrima nonostante cercassi di trattenerla.
Sai, mio papà lavora… lavora per mia mamma, mio fratello, mia sorella e per me. E’ un camionista, va in Francia, Germania, Romania, Inghilterra, Spagna… E’ sempre lontano da noi, torna una volta ogni 15 giorni. La paura di perderlo è costante.
Invidio i miei amici che ogni sera abbracciano il loro papà. Invidio tutti coloro che hanno loro padre a fianco. Non è facile crescere senza una figura genitoriale al tuo fianco. Lui non c’era quando ho detto la mia prima parolina, Lui non c’era quando ho tolto il mio primo dentino, non c’era quando ho portato a casa la mia prima pagella, Lui non c’era quando ho vinto la mia prima gara, Lui non c’è stato molte volte, ma non perché non lo volesse… semplicemente ha voluto donare a me e ai miei fratelli una vita migliore, rovinandosi la sua.
Ma adesso torniamo a te Giorgia. Quante volte i miei amici mi hanno chiesto di fumare, quante volte di bere, una volta però era diverso… una cosa che nessuno mi aveva chiesto di provare. Una pasticca di ecstasy. Ringrazio Dio di non averla presa, LA TENTAZIONE C’È STATA MA POI MI SONO RICORDATA DI TE. SI PERCHÉ TUTTO CIÒ È SUCCESSO SABATO, TRE GIORNI PRIMA IL PROF ENTRAVA CON QUEL FATIDICO LIBRO. Chi l’avrebbe mai detto?
#enormementegrazie♥️